Cineforum: “l’Odio”

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28 maggio 2009
18:00a21:00

Inizio proiezione alle 18 in n14 (altrimenti noto come “il buco”)

Non a caso uno dei protagonisti ripete in continuazione: “Conosci la storia di quel tale che si butta da un palazzo di cinquanta piani? Ad ogni piano, mentre cade, continua a dirsi: fin qui è andata, fin qui è andata bene, fin qui è andata bene. Questo, per dire che il problema non è la caduta, ma l’atterraggio…”
“L’odio” è la descrizione di quella caduta: alla quale tutti assistiamo, non si sa se più impotenti che indifferenti.
Ambientato in una delle tante periferie parigine, e nemmeno peggiore di tante altre, descrive gli scontri fra i giovani che la abitano (quasi inutile dire che sono multirazziali, disoccupati, rassegnati) e la polizia.
Responsabile di una “bravata”: il solito colpo in canna scappato al solito poliziotto più o meno esperto, la solita fine squallidamente ritenuta casuale del ragazzo più o meno giovane.
“L’odio” non è dunque un film nuovo nel tema, nell’universo, nei personaggi trattati; ma piuttosto incredibilmente inedito e comunque assolutamente riuscito nel tono usato.
Perchè non si limita ad assistere e descrivere, ma tende costantemente, determinatamente a partecipare: non un film “per”, ma un film “contro”.
L’aspetto che balza evidente agli occhi è l’estrema naturalezza degli interpreti, avvicinati con un’intimità, una complicità tale da farne non degli esempi di comportamento, ma delle autentiche testimonianze di personalità.
Personalità diverse, di tre giovani che seguiremo per 24 ore, e che magnificamente riassumono i tre toni che reggono il film: la calma, la disperata lucidità di Hubert, il boxeur africano che cerca di pacificare, perfettamente conscio che la sola soluzione sarebbe quella di andarsene.
La rabbia compressa, che attende solo di mutare in violenza dell’ebreo Vinz; alla quale si contrappone l’umorismo del magrebino, di Said che ha deciso una volta per tutte che l’unica soluzione sia quella di tirare a campare.
Ma Kassovitz non si limita a seguire questi comportamenti, a fare del realismo di osservazione: lievita, organizza, costruisce il proprio materiale veridico grazie ad uno sguardo cinematografico di sorprendente efficacia.
Basato innanzitutto sulla filastrocca inestinguibile dei dialoghi, sull’architettura dei suoni urbani, sulla splendida fotografia di un bianco e nero che sa trovare il giusto, difficilissimo equilibrio tra la resa naturalistica e la possibilità di evadere dallo schematismo che sempre minaccia questo genere di ricerca.
Attraverso l’astrazione, il fantastico, l’humour.
La capacità, il coraggio (che è quello dell’autentico artista) di voltare le spalle per un istante all’urgenza del dire, per osservare ciò che accade accanto.
E che è poi un modo di evitare l’aneddoto, di guardare le cose con un minimo di distanza, di relativizzare, di fare storia invece che reportage.
“L’odio” si costruisce allora sulla traccia di quello sguardo duro ed intransigente, maturo e saggio, rabbioso ma anche disincantato: appartiene ad uno dei personaggi, Hubert, ma è soprattutto quello, senza fronzoli, della gioventù urbana transalpina.
Premio per la miglior regia al Festival di Cannes 1995.

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5 Risposte to “Cineforum: “l’Odio””

  1. andrea scrive:

    daje forte! :)

  2. mingio scrive:

    condivido i temi che hai evidenziato e te ne aggiungo un altro:
    I palazzinari che speculano sulla vita della povera gente si meritano un muro con una benda sugli occhi (fucilazione).
    Hai visto che cazzo di ambienti, se cresci in contesti del genere se te rode il culo è il minimo,da tempo rifletto sul fatto che i delinquenti nati in posti simili forse hanno delle attenuanti e chi si buca per non stare li non ha colpa ma una malattia regalata dalla società.
    ciao ci se vedemo lunedì!

  3. andrea scrive:

    @ mingio:

    ciao mingio,

    quello che mi ha colpito a me (2° volta che lo vedo)
    è lo spaccato di 3 vite, di 3 ragazzi della periferia parigina, che vengono ripresi per un giorno, e si ritrovano a vivere nelle difficoltà che la strada insegna… vins rappresenta proprio il ribelle, ma allo stesso tempo l’ignorante, quello che paradossamente porta (riferendomi alla figura dell’uomo “del detto” che cade da un palazzo di 50 piani) all’atterraggio…
    http://www.youtube.com/watch?v=gxcZe_y2-nA

    altro pezzo in cui vedere la chiave del film a mio parere è quando l’Uomo racconta la storia di Grumvaski che è morto di freddo…
    http://www.youtube.com/watch?v=feL1qnZJqQE

    altra cosa che mi ha particolarmente colpito è (la scena del trailer) poco prima della scena dell’uomo che parla di Grumvaski… ossia quando hubert dice a vinz “questo lo sapresti se a scuola avessi studiato….l’odio chiama odio” mentre vinz gli sbraita che la sola lezione che gli ha insegnato la strada è che a porgere l’altra guancia ha preso solo merda… convinzione questa che conduce verso il triste finale del film.

    il motivo per cui è stato scelto di vedere questo film è che con l’odio non si risolve proprio nulla… anzi, è come lanciarsi da un palazzo di 50 piani, e iniziare a dire… fin qui tutto bene, fin qui tutto bene…

  4. mingio scrive:

    Se volete informarmi riguardo le vostre iniziative la mia email è mingiardi.r@fastwebnet.it
    Riccardo

  5. mingio scrive:

    Stasera ho visto l’Odio, devo essere sincero è stato un pò faticoso ma come spesso mi capita non tutti i film brutti da vedere sono brutti da ricordare.
    L’inizio e la fine sono il film, tutto il resto è fatica.
    …C’è da dire che spesso mi sono distratto, non so perchè ma più ci penso e più mi viene in mente Sophie Marceau.
    Riccardo