Se il re(ttore) non vuole, le facoltà non aprono; e rimanda gli esami. Eh sì, mai era successo in Italia, e invece - nel silenzio dei mezzi di informazione - il “magnifico” di Roma Tre ieri 4 giugno ha messo le catene e i lucchetti ai cancelli di due facoltà. Scienze della Formazione e il Dams non hanno aperto: lezioni annullate, biblioteca e piazza telematica serrate e 11 esami rinviati a data da destinarsi. 11 esami, centinaia di studenti beffati. Facoltà vuote, strade piene. Di guardie. Cinque blindati tra carabinieri e celere, digos dappertutto: la strategia di incutere paura.
Il motivo? Non meglio specificate “cause di forza maggiore”. Sospetti? partiamo con ordine: per ieri alle 15 era stata organizzata una conferenza di analisi sulla crisi globale in vista del G8 di luglio. Per vietare questa iniziativa degli studenti i vertici della “nostra” università hanno optato per la soluzione drastica: chiudere un luogo pubblico interrompendo un pubblico servizio per migliaia di studenti. Perchè? per stroncare sul nascere ogni forma di discussione. Censura preventiva. Repressione. Qualcosa che chi gestisce le nostre tasse universitarie considera più importante del primo loro dovere: garantire il diritto allo studio. Qualcosa su cui riflettere, qualcosa di cui siamo tutti potenziali vittime. Oggetto della lunaticità del rettore, del suo essere subalterno ai dettami repressivi e autoritari delle istituzioni. Guardiamoci intorno e riflettiamoci.



















