Con un po’ di ritardo vogliamo dare voce anche noi alla situazione degli ingegneri della Nortel Networks Italia. per conoscere i fatti nel dettaglio è possibile scaricare questo documento e consultare il blog dei lavoratori http://nortelitaliainlotta.blogspot.com da cui putroppo si legge (notizia di ieri)
Qualche minuto fa ci sono state consegnate a mano negli uffici di Roma e Milano 36 lettere di licenziamento con decorrenza immediata, firmate da una certa Amanda Rowe, Procuratore di Ernst&Young.
Le ultime due righe recitano: “Le disposizioni che regolano la capacità degli Administrators quali agenti e la loro responsabilità personale saranno governate dalla legge inglese.”
Due cose sono chiarissime:
- la legge dello Stato Italiano è assente ingiustificata
- a decisioni pessime e violente NON corrisponde alcuna responsabilità da parte degli Administrators di Ernst&Young
Come ci è stato ribadito più volte da Ernst&Young, non troveremo il TFR nelle spettanze di chiusura.
A questa vicenda è dedicato anche un articolo di Core di questo mese a pagina 3 di cui consigliamo la lettura. Segnaliamo anche questo bell’articolo di Mattia Paolinelli:
38 LICENZIAMENTI 3U 81 DIPENDENTI PER LA FILIALE ITALIANA.
E I PROFITTI SONO IN COSTANTE AUMENTO DA TRE ANNI
Si potrebbe iniziare a parlare del caso Nortel parlando dell’azienda o ricordando il periodo di crisi che sta attraversando l’economia internazionale. Ma forse è bene invece iniziare da una domanda rivolta a tutti: è normale che due ingegneri si arrampichino sul tetto della propria azienda e lì si accampino, in atto di protesta per il proprio licenziamento? Credo proprio di no. D’altronde per quanto sia triste, forse anche ingiusto, in tempi di crisi le aziende che non riescono più a fatturare degli utili, che hanno bilanci pericolosamente orientati verso il rosso, prima o poi giungono all’estrema soluzione di tagliare le proprie risorse. Ma è questo ciò che è accaduto e sta accadendo alla Nortel? E soprattutto, quella del taglio delle risorse lavorative è ancora considerata come una soluzione estrema?
Ora si che possiamo chiederci: Che tipo di azienda è la NORTEL?
CHI E’ NORTEL?- Andando sul sito italiano leggiamo che NORTEL è “un affermato leader globale nell’offerta di sistemi e soluzioni di comunicazione rivolte sia agli operatori di telecomunicazione e Service Provider, che alle aziende ed organizzazioni pubbliche e private di ogni dimensione”. Presente in oltre 150 Paesi nel mondo, ha inoltre sviluppato Joint Ventures “con alcuni tra i protagonisti assoluti dell’innovazione tecnologica come LG Electronics Microsoft e IBM..”
Ora, succede che tra i 150 paesi in cui la Nortel è presente, ci sia anche l’Italia. Nel nostro paese la multinazionale canadese è presente fin dal 1997 (anno in cui ha acquisito la divisione telecomunicazioni del gruppo Olivetti) ed è proprio la filiale Italiana Nortel Networks S.p.A “a guidare lo sviluppo delle attività di business della regione Sud-Europea”.
Il problema è che la crisi ha fatto inceppare questo meccanismo, se non perfetto, comunque piuttosto efficiente: 10,42 miliardi di dollari di fatturato nel 2008.
E se l’azienda ha cominciato a sudare freddo dal fallimento della Lehman & Brothers in poi, per i dipendenti la data da dimenticare è quella del 14 gennaio scorso quando in Canada, Stati Uniti ed Europa è scattata la procedura di protezione dai creditori (Credit Protection) che prevede tre parole d’ordine: amministrazione controllata, ristrutturazione, riemersione.
PRIMA REGOLA: ADMINISTRATION- Questo è quanto è successo –come detto- anche in Europa: una procedura (nota come Administration) è stata attivata presso una corte inglese e per il trattato COMI, estesa a tutti i paesi comunitari (quindi, Italia compresa). Con questa procedura i debiti vengono congelati, mentre le attività di business continuano regolarmente sotto amministrazione controllata producendo fatturato. Ricordate le tre parole d’ordine? Adesso è il momento di parlare della ristrutturazione, una fase che non si è fatta troppo attendere e che ha visto negli scorsi mesi la Ernst&Young (società inglese di advisory) avviare procedure di licenziamento collettivo in tutta Europa. La fase di ristrutturazione, con i suoi licenziamenti, è una parola d’ordine triste ma necessaria, perché è anche quella che permette di ridurre i costi e poter continuare ad operare, specie quando i profitti o si assottigliano drammaticamente o proprio non ci sono più. Ma è davvero così? La Nortel Networks S.p.A. è davvero un ramo secco da tagliare?
SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA- La filiale italiana di Nortel ha prodotto fatturato e profitti in costante aumento negli ultimi 3 anni; questa realtà, ribadita il 19 luglio da Ernst&Young al comitato dei creditori italiani (con un report che attestava una cassa pari a 18 milioni di dollari USA) non ha comunque impedito l’avvio –il 2 luglio scorso- di una procedura di licenziamento collettivo per 38 ingegneri e progettisti sugli 81 impiegati nel nostro paese. Appare quanto mai strano il comportamento della E&Y: prima difende l’operato della filiale italiana per rassicurare –dati alla mano- i creditori mostrando una realtà oggettivamente positiva, poi taglia quasi il 50 per cento del personale. Il problema è che quei fatturati, quella situazione di cassa non si sono originati da sé, ma attraverso un assetto che si è rivelato estremamente efficiente. E quindi, attraverso il lavoro anche di quelle 81 (non 43) unità distribuite tra le sedi di Roma e Milano e che adesso si vogliono tagliare. Quanto raccontato già basterebbe a giustificare le perplessità di dipendenti con altissime qualifiche professionali e –in molti- con moglie e figli che dall’oggi al domani si ritrovano senza più impiego. Ma a questo danno si aggiunge la proverbiale beffa: la procedura di licenziamento collettivo prevede l’utilizzo della mobilità, ma non riconosce il pagamento del TFR trasformandolo in credito differito alla conclusione della vicenda globale del gruppo. Morale, niente soldi per il momento, ma un credito che si trasformerà in denaro solo quando si saprà il destino ultimo della Nortel. Tradotto in tempi? Un bel punto interrogativo, ma con un valore minimo quantificabile in almeno un anno. Oltre a ciò è da segnalare che ai lavoratori italiani non è stato nemmeno corrisposto nessun incentivo all’esodo. Altri soldi negati.
UNA PROTESTA NON SOLO ITALIANA- Come già detto l’Administration e la ristrutturazione ha riguardato tutta Europa, non solo l’Italia. Negli ultimi tempi si nota nel nostro paese una certa crescente insofferenza dell’opinione pubblica nei confronti di scioperi (specie quelli che riguardano il settore dei trasporti) e altre iniziative -messe in atto dai lavoratori- che tendono a porre l’accento sui problemi più o meno gravi riguardanti questa o quell’altra azienda, pubblica o privata. Meglio il dialogo, si dice. Ma quando le promesse offerte dal dialogo non vengono mantenute? O addirittura quando il dialogo non c’è e da parte dell’azienda c’è una totale chiusura? I lavoratori di Nortel Italia si sono visti licenziare con una lettera di credito al posto del TFR. “Come fossimo delle banche e non delle persone”, ripetono. E dall’altra parte la Ernst & Young risponde: Se non vi sta bene, fateci causa. Per questi motivi i dipendenti hanno appeso le gigantografie dei propri figli sulla facciata dell’azienda, per lo stesso motivo due ingegneri si sono arrampicati sul tetto e lì rimangono. Hanno iniziato anche lo sciopero della fame. Vi sembra troppo? Vi sembra esagerato? In Francia non è andata così. Nessun ingegnere si è arrampicato sul tetto. Nessuno sciopero della fame. Nessuna foto. Molto semplicemente i lavoratori francesi di Nortel hanno portato delle bombole di gas all’interno dell’azienda e si sono barricati al suo interno minacciando di farle esplodere. Tutto qui. Non è nemmeno una protesta così originale se si pensa che gli operai di Chatellerault l’avevano attuata già qualche giorno prima e che i dipendenti della Caterpillar di Grenoble sono addirittura arrivati a sequestrare i manager dell’azienda per più di 24 ore. Senza parlare di ciò che è accaduto a Pinault (il magnate di Ppr, multinazionale del lusso): dopo aver annunciato 1200 licenziamenti è stato bloccato dai lavoratori mentre era in taxi ed è stato trattenuto per più di un’ora in segno di protesta. Tutto questo è accaduto in Francia, dove i lavoratori godono già di un’indennità legale e di disoccupazione all’80% dell’ultimo stipendio. E la clamorosa protesta dei dipendenti di Nortel France è giunta nonostante la Ernst & Young abbia dato un’incentivo all’esodo da 30.000 a 50.000 euro a persona.
NON CI SONO SOLDI. PER VOI- Perché questo diverso trattamento riservato ai lavoratori italiani? Non ci sono i soldi, ha detto la Ernst & Young ai lavoratori italiani. Possibile? Possibile che ci siano per la Nortel France e non per la Nortel Italia con la sua florida situazione di cassa e fatturati? E se non ci sono i soldi, perché la E&Y in Italia ha assunto due società di consulenza legale (Herbert Smith e Macchi di Cellere Gangemi) spendendo, al 13 luglio, più di 236.000 dollari? Queste domande sono le stesse che si pongono i lavoratori della Nortel. Hanno compilato una lista in dieci punti. Dieci quesiti basati sui dati finora emersi, rivolti alla Nortel e alla Ernst & Young che pongono l’accento sui tanti risvolti incredibili e spiacevoli –a volte terribili- della vicenda. Dieci domande che fino ad ora non hanno trovato alcuna risposta. Come la quarta, che riguarda direttamente la E&Y:
“Perché la Ernest & Young Italia si riconosce un compenso di 931.466 euro usando la cassa di Nortel Italia per meno di cinque mesi di lavoro e invece nega ai lavoratori qualsiasi incentivo all’esodo e persino il TFR?”
Già, perché?
EMERSIONE, QUESTA SCONOSCIUTA- Una risposta piuttosto eloquente in realtà è arrivata da parte di Nortel e Ernst & Young. Lo scorso giugno. Solo, non era esattamente quella che era lecito attendersi. Alla ristrutturazione doveva seguire l’emersione, l’azienda avrebbe cioè dovuto riprendere la sua normale attività e il proprio luminoso cammino “di leader globale nell’offerta di sistemi e soluzioni di comunicazione rivolte..” ecc., ecc. E invece niente. Nessuna emersione, ma la vendita frazionata di tutta l’azienda. Al momento della sua uscita nelle sale, furono in tanti a criticare quello che divenne un film cult: Wall Street, di Oliver Stone. In molti lo trovarono noioso. A mio avviso è un film estremamente affascinante. Affascinante e molto, molto istruttivo. Ecco, applicando la sua sceneggiatura a questa vicenda troviamo degli spaventosi punti di contatto. Nel film ci trovavamo di fronte allo “squalo” Gordon Gekko (un magistrale Michael Douglas), ora chi ci troviamo di fronte? Di sicuro siamo al cospetto di questa realtà: un’azienda che funziona e fattura che viene fatta a pezzi e venduta a trance. Perché? Perché si può. Perché conviene. Perché le aste per le vendite realizzano cifre da capogiro (come quella del 24 luglio scorso, riguardante la divisione Wireless nordamericana. Cifra di partenza: 675 milioni di dollari. Alla fine l’ha spuntata la Ericsson per 1,13 miliardi di dollari) e come premio, chi ha reso possibile questo vero e proprio affare si ritrova con tanti nuovi amici pronti a ringraziare come si deve. Al riguardo riporto un’altra delle domande che i lavoratori hanno posto a Nortel e Ernst &Young, la numero 9:
“Perché Ernst & Young ha richiesto e ottenuto ad agosto dal giudice canadese un raddoppio di stipendio per due dei tre membri del board di Nortel (da 100.000 a 200.000 dollari)?”
E questo senza contare i 7,3 milioni di dollari di bonus elargiti a sette top manager sempre da E&Y.
SPAGNA, FRANCIA.. E ITALIA?- Anche in Spagna e in Francia la E&Y ha inizialmente messo le mani avanti sulla questione licenziamenti: niente risorse economiche per evitarli o per mitigarne l’impatto. A queste parole la risposta dei lavoratori non si è fatta attendere –come abbiamo visto- e alle loro proteste hanno fatto seguito le azioni dei governi spagnolo e francese in loro sostegno. Il risultato è stato la marcia indietro della società di advisory inglese. In Italia, per il momento, niente di tutto questo. Nessuna marcia indietro anzi, nessuna trattativa. Nessun dialogo. La speranza a questo punto è che anche in Italia la situazione possa mutare. E sicuramente la via da seguire è la stessa già vista in Francia e Spagna. La mobilitazione da parte dei dipendenti c’è stata, l’interesse dei Media anche. Ora la palla passa al Governo. Nell’attesa bisogna dire però che il mondo politico non è rimasto indifferente alla vicenda. All’interrogazione presentata dall’On. Realacci (PD) già il 23 settembre si sono infatti aggiunte quelle di Massimo Pace (membro del Consiglio regionale del Piemonte, PD), dell’On. Giuliano Cazzola (PDL) e di Debora Serracchiani (PD) all’Europarlamento e sui cui esiti vi terremo aggiornati. A queste iniziative isolate bisogna però che faccia seguito –ed è bene ribadirlo- una netta presa di posizione da parte del governo italiano. Solo così si potrà scongiurare il pericolo di creare un precedente potenzialmente carico di gravi conseguenze per molti dipendenti italiani. Non solo della Nortel.
Fonte: http://nautilusmagazine.blogspot.com/2009/10/nortel-ingegneri-in-lotta.html
Altro Video: http://www.youtube.com/watch?v=INhiHrxT_MQ



















