TRATTO DA ” WWW.INFOAUT.ORG ”
Raggiunto l’accordo tra la delegazione golpista e i rappresentanti del presidente legittimo, deposto 4 mesi fa, Manuel Mel Zelaya. Risolutiva la voce grossa degli Stati Uniti. E ora la palla passa al Parlamento.
[Stella Spinelli, inviata in Honduras per Peace Reporter]
Poche ore dopo l’arrivo a Tegucigalpa del segretario di Stato Usa per l’Emisfero occidentale, Thomas Shannon, i golpisti hanno deciso di accettare la clausola sulla quale era franata la miriade di tentativi di dialogo tentati dal 28 giugno a oggi. E così, Roberto Micheletti, presidente de facto, ha chinato il capo: è bastato un breve incontro con Shannon che magicamente ha detto sì e ha rimesso al Congresso Nazionale la decisione se restaurare o meno Mel a capo dell’esecutivo. Non solo, in vista della tornata elettorale di fine novembre, il golpista ha anche digerito l’idea di creare un governo di unità nazionale, il medesimo - ma finora denigrato - disegnato nei colloqui in Costa Rica a luglio, da Óscar Arias, il capo di stato scelto da Hillary Clinton per portare pace in Honduras.
“Il mio governo ha deciso di appoggiare la proposta di far decidere al parlamento, dopo aver ascoltato la Corte suprema di giustizia, se riportare il potere esecutivo della nostra nazione a prima del 28 giugno”, ha dichiarato Micheletti, al quale, in una dichiarazione rilasciata a una radio locale, ha riposto la controparte, Manuel Zelaya, spiegando “sarà il giorno in cui si firmerà il piano di restaurazione della democrazia nel paese”. Patto che Micheletti ha definito “una concessione significativa” per cercare di voltare pagina e di risolvere una crisi che sta piegando il paese da quattro mesi.
La voce del padrone si è dunque fatta sentire, finalmente. Queste le parole scelte dagli Usa a suggello di questo inizio di svolta: “Gli Stati Uniti accompagneranno l’Honduras fino alle elezioni del 29 novembre”, precisa Shannon, a cui segue il segretario di Stato Clinton, che da Islamabad commenta: “Voglio rallegrarmi con il popolo d’Honduras, così come con il presidente Zelaya e con il signor Micheletti per aver raggiunto questo storico accordo”.
“Storico accordo”. È il parere degli Usa, solo degli Usa, perché la gente - vera grande rivelazione in questa brutta storia dal sapore stantio - che fino a oggi ha tenuto in scacco i golpisti con manifestazioni pacifiche in ogni angolo del paese, vede quanto sta accadendo in maniera assai differente. E prometto di non accontentarsi di belle parole e abbracci di circostanza. Il loro obiettivo è un’assemblea costituente che rinnovi alla radice un paese ormai logoro, e non si fermeranno prima di averlo raggiunto.
“Stanotte Roberto Micheletti ha annunciato di aver accettato che la decisione sull’accordo di San José passi al congresso nazionale, cosa che proponeva Mel da tempo, e invita tutti i parlamentari a firmarlo - scrive da un qualche internet caffè della capitale la cooperante, sempre anonima e sempre attivissima nel partecipare e condividere con gli honduregni ansie, speranze e determinazione - L’accordo, come è ormai noto, include la restituzione di Zelaya, ma con le mani legate. Ora quindi bisogna vedere cosa deciderà il parlamento (golpista!), che purtroppo è stato legittimato dallo stesso Mel! e che domani (oggi ndr) si riunirà con urgenza.
L’arrivo di Shannon, responsabile per l’America latina del Dipartimento di Stato Usa pare abbia messo alle strette i golpisti.
Quello che fa rabbia è che devono, come sempre, arrivare gli americani per aggiustare le cose! Fa rabbia perché, dato che arriva l’ennesima conferma che le cose, purtroppo, stanno così, gli Usa avrebbero potuto risolvere la questione in dieci minuti già il 28 giugno, ma essendo i primi a essere coinvolti in tutto questo… hanno aspettato.
E ora è probabile che Washington si attribuirà la risoluzione della crisi. In realtà l’eventuale ritorno al potere di Zelaya non risolve proprio nulla, perché a parte questo punto che condividiamo, tutte le altre clausole dell’accordo di San José sono contro quanto chiede la resistenza.
E comunque, visto l’approssimarsi della tornata elettorale, ci immaginavamo che avrebbero accettato il ritorno di Mel. Al di là di ogni considerazione, però, di per sé è una buona notizia, visto che c’è gente che ha dato la vita per il suo ritorno e che tante altre persone aspettano questo momento da quattro mesi.
Ora, in tutti i canali televisivi, si stanno susseguendo conferenze stampa in cui stanno parlando un po’ tutti: statunitensi, commissione di Micheletti, commissione di Zelaya. Bla bla bla…
E domani (oggi ndr) il Frente ha convocato una grande manifestazione proprio sotto il palazzo del congresso. Vediamo quel che succederà e se riuscirò, anche se di fretta come oggi, a raccontarvi le strade di Tegucigalpa”.



















