Ieri mattina si è concluso il vertice sul clima di Copenaghen che ha visto partecipare quasi tutti i capi di stato del mondo dove, ancora una volta, il futuro del nostro pianeta è stato messo in secondo piano rispetto agli interessi economici.
Quest’incontro era partito con le più grandi aspettative, volendo prendere il posto del protocollo di Kyoto, ma con il trascorrere dei giorni ci si è resi conto sempre più che tutte le divergenze non sarebbero state accantonate così facilmente. Di fatto si sono delineati due grandi schieramenti: paesi sviluppati, che hanno inquinati per anni portandoci al punto in cui siamo ora, e i paesi in via di sviluppo che continuano ad incrementare i tassi di crescita e non vogliono avere nessun freno alla loro spinta economica.
Con queste premesse si è continuato a discutere giorni e giorni senza però riuscire ad arrivare ad un’accordo condiviso. L’unico testo uscito da questa “pagliacciata” è in pratica un’accordo al ribasso promosso da Stati Uniti, Cina, India, Brasile e Sudafrica che potrebbe sembrare un semplice pacco attorno al nulla: nessun obiettivo vincolante, niente target di emissioni per ciascun paese, nessun serio obiettivo per il 2020 o per il 2050. Unico numero fornito: le temperature globali non dovranno aumentare più di due gradi. Ma senza misure concrete, è come se si volesse intimare al clima di regolarsi da solo.
L’accordo, invece di essere firmato dai partecipanti, è stato divulgato e i vari paesi ne hanno solo “preso nota” andando a ridurre ancor di più la sua efficacia. Questa scelta è dovuta alla volontà di alcuni paesi (tra cui Africa, Oceania e America Latina) di non sottoscrivere un’accordo che ritengono “vergognoso” perchè inutile a fermare l’attuale deriva che porterebbe gravissimi danni alle loro popolazioni.
Anche noi l’unica parola che riusciamo a trovare per descrivere il COP15 di Copenaghen è VERGOGNA!
Contemporaneamente i “grandi” sanno perfettamente come rapportarsi con le realtà indipendenti ed autorganizzate, che in concomitanza con il vertice hanno dato vita ad innumerevoli manifestazioni e contestazioni, andando ad intraprendere come sempre una violenta repressione. Gli attivisti e le attiviste hanno sfilato al grido di “la natura non si negozia” e “system change not climate change” cercando di andare a mettere un riflettore sui reali problemi di questo pianteta, cercando di puntare il dito verso i reali fautori di questa crisi. Come già detto, la polizia danese ha cercato di fermare o rallentare ogni tipo di contestazione sul nascere: sono stati impediti cortei ed azioni di ogni sorta e le squadre in antisommossa hanno arrestato quasi 1500 persone senza che avessero fatto niente ( in Danimarca posso decidere di arrestarti preventivamente anche se solo sospettano che te stai per fare qualcosa) tra cui svariati medici e giornalisti fermati solo perchè vestiti in modo “troppo aggressivo”…
Tutto questo però non riuscirà a fermare tutti coloro che continuano ad essere convinti che è ora il momento per fare un’inversione di tendenza nelle scelte di tutti i paesi, andando davvero ad effettuare scelte che possano mettere un freno alle emisioni di CO2 e al surriscaldamento globale!
“Se il clima fosse una banca, lo avrebbero già salvato.”
link sull’argomento:
foto, video e comunicati da Copenaghen



















